Lo sciamano fissò il fuoco e le braci che ardevano sul fondo compatto di terra rossa del suo hogan, la tradizionale abitazione dei Navajo, attraverso un cristallo.

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Hunts Mesa, Monument Valley, Arizona ©Zhukova Valentyna/Shutterstock

“Il fuoco è come una macchina a raggi X”, mi disse posandomi sul palmo della mano una punta di freccia nera e lucida e facendomi aria con delle piume d’aquila dorate. “Ci vedo la tua vita riflessa dentro’, continuò. Quindi iniziò a cantare, emettendo suoni gutturali simili a percussioni, e a ondeggiare con trasporto mentre evocava gli spiriti sacri perché scendessero a benedire il nostro fuoco. “Perché sei qui?” mi chiese all’improvviso, ordinandomi di inginocchiarmi davanti alle fiamme. “Qual è il tuo scopo su questa Terra?” Io non andavo in chiesa, non pregavo mai, ma in quell’angolo della Monument Valley dove i Navajo vivono senza acqua corrente o elettricità mi sentii spinto, forse per la prima volta nella vita e in modo istintivo e totalizzante, a parlare con il cuore. Parlai di mia moglie, dei miei figli. Chiesi di non condizionare le loro vite con le mie negatività, di essere più forte, di essere un uomo migliore. E più parlavo, più il canto dello sciamano si faceva incalzante e il volume della sua voce cresceva. Diavoli di sabbia scuotevano le pareti come tuoni. E poi mi sentii chiamare per nome,
e fui travolto da un’emozione indescrivibile. Quando alzai lo sguardo, lo sciamano sorrideva. “Questo potere è forte” disse, “viene dalla Terra”.

Di Aaron Millar