Eravamo puntini che abbaiavano e filavano sulla neve nella bianca immensità della natura. Il nostro convoglio di otto slitte trainate da cani si trovava nel cuore della Groenlandia, e doveva percorrere 70 km lungo un fiordo ghiacciato della dimensione di mezza Danimarca. All’improvviso ci fermammo.

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Cani da slitta in Groenlandia ©Peter Adams Photography Ltd/Alamy Stock Photo

C’era di sicuro un buon motivo, e infatti le nostre guide inuit scavarono un buco nel ghiaccio spesso due metri, nel quale poi lasciarono cadere una lenza con decine di ami ed esche. Dopo aver assicurato l’estremità della lenza a un palo riprendemmo la corsa, fermandoci solo per montare le tende per
la notte. Sotto un sole che non sarebbe mai tramontato grigliammo bistecche di foca.

Il mattino dopo tornammo al buco, attorno al quale ci radunammo come bambini emozionati. La nostra pesca negli abissi ci aveva procurato otto grossi halibut! Le nostre guide, molto soddisfatte, posero una pentola su un fornello
da campo, vi fecero sciogliere dei blocchi di ghiaccio e infine vi gettarono i filetti freschissimi. Ce li servirono sulla neve, e noi divorammo quelle delizie artiche usando le mani. Dalla cima di un vicino iceberg ci procurammo da bere, sotto forma di ghiaccioli. Me lo ricordo ancora come uno dei pasti più squisiti della mia vita. E non solo per il gusto sublime, i panorami spettacolari e il cameratismo nato tra noi: fu per aver vissuto un momento di gioia imprevisto, cosa che prima o poi si verifica durante ogni viaggio. Come disse l’eroe ed esploratore groenlandese Knud Rasmussen: “Datemi dei cani, datemi l’inverno e non avrò bisogno di altro”.

Di Nigel Tisdall