Angelo Pittro


Mi piacciono le domande semplici perché mi consentono di fare ordine nei pensieri, esattamente come mi accade quando cammino, nuoto o guardo il panorama, davanti al mare o in cima a una montagna. Solo che spesso, dopo averci pensato un po’, mi accorgo che certe domande così semplici non sono. Come in questo caso.

CONDIVIDI

 

Parinacota e Pomerape: i vulcani “gemelli” sul confine tra Cile e Bolivia. © Angelo Pittro/Lonely Planet Italia

 

Certo, viaggiamo perché siamo liberi di farlo, con la stessa spontanea urgenza con cui mangiamo, dormiamo e facciamo l’amore. Si viaggia perché si è liberi e si è liberi perché si viaggia. Del resto, la pena massima, nella nostra società, è la galera, l’impedimento del libero movimento, di poter andare dove si vuole, quando si vuole.

Oggi, sempre più persone viaggiano a dispetto di crisi economica o timori per la sicurezza e le masse crescenti di turisti rappresentano uno dei problemi del mondo contemporaneo, al pari dell’inquinamento. Qualcuno ha detto che viaggiamo di più ma capiamo di meno. Ma io non sono d’accordo. È vero, gli spostamenti si sono fatti più rapidi e frequenti eppure credo che questa inarrestabile ascesa dei viaggi sia un segno di maturità dell’uomo moderno: stufo di lavorare per comprare prodotti sempre più inutili (“produci-consuma-crepa” diceva una canzone) ha capito che solo le esperienze regalano emozioni eterne, che i viaggi ci cambiano la vita, anzi, sono la vita.

Ecco, forse viaggiamo perché è il modo migliore di spendere i nostri risparmi, perché ci riappropriamo dello spazio che ci circonda. E perché ne abbiamo bisogno, semplicemente. Bisogno di sapere come vivono gli altri, di confrontare la loro vita con la nostra e provare a capire qualcosa in più sui noi stessi, sul mondo che ci circonda, sul nostro posto nell’universo, provare sulla nostra pelle cosa significhi sentirsi diversi, sentirsi stranieri, nel bene e nel male.

 

Tra le strade e le nubi del Perù del Nord © Angelo Pittro / Lonely Planet Italia

Ho viaggiato spesso per ragioni di lavoro, per vacanza, ho incontrato persone, visto concerti, in posti indimenticabili o anche insignificanti. E non ha avuto importanza quanto scomodo (o confortevole) fosse il letto in cui avevo dormito: ogni volta, al risveglio, ho provato quella meravigliosa sensazione di disorientamento che provoca trovarsi in un ambiente sconosciuto. Ogni volta ho riaperto gli occhi guardando al giorno in modo più positivo, sentendomi nuovo e, almeno per un attimo, mi è sembrato che il senso della mia esistenza mi fosse più chiaro e le mie paure finalmente svanite.

Ci allontaniamo da casa per fare scorta di emozioni e quando torniamo ci sentiamo cambiati, avvertiamo che la nostra vita non è più la stessa e vorremmo subito ripartire. Certo, ognuno di noi ha una sua risposta alla domanda perché viaggiamo. “Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso”, come dice Vasco. Eppure, per quanto diversi siano i motivi che ci spingono ad andare, dovremmo ricordare più spesso, a noi stessi e ai politici che ci governano, che in fondo stiamo tutti compiendo lo stesso viaggio.

Angelo Pittro. Vent’anni di lavoro con le guide di viaggio hanno reso Angelo insofferente nei confronti del lavoro d’ufficio. Cerca continuamente una scusa per viaggiare e spesso la trova, per la gioia sua e dei colleghi (che quando è via, possono finalmente lavorare in pace). È il direttore di Lonely Planet Italia.